Quando prenoti da qui non crei un account, non scegli una password e non ne ricordi una. Al suo posto ricevi un indirizzo: una pagina con dentro il codice della tua prenotazione, che ti arriva per email appena hai premuto.
Quell’indirizzo fa due cose: mostra come è andata, e annulla.
Il vantaggio, che è il motivo per cui funziona così
Non devi registrarti per prenotare un tavolo, e non devi rientrare per vedere com’è finita. Il link lo apri dal telefono, dal portatile, dal computer dell’ufficio: funziona sempre, perché la chiave è lui. Quanto poco si debba dire di sé per usare questo portale sta in un altro articolo.
Il rovescio, detto senza giri
Chiunque abbia quel link ha la tua prenotazione. Può leggerla, e può annullarla. Non c’è un secondo passaggio che chieda «sei tu?», perché non c’è nessun tu da riconoscere.
Quindi:
- non lo si gira in una chat di gruppo, e non si pubblica da nessuna parte;
- per dire a qualcuno dove si mangia stasera si manda la scheda del ristorante, non la prenotazione;
- su un computer condiviso, dopo averlo aperto, conviene chiudere la scheda e non lasciarlo nella cronologia di una sessione altrui.
La pagina stessa lo dice in una riga, quando ci atterri: *«Conserva questo link: è da qui che vedi come è andata e puoi annullare.»*
Se lo perdi
Succede, ed è il motivo per cui esiste «Le mie prenotazioni»: il browser tiene un elenco di dove sei stato, sul dispositivo, e da lì si riaprono. Non è un archivio nostro e non è un account: cambi telefono e quell’elenco non c’è più.
Se non hai né l’email né il dispositivo, la strada è il ristorante: la prenotazione ce l’ha lui nel suo registro, e il telefono è sulla sua scheda.
E la richiesta di tavolo?
Uguale, con una differenza: la sua pagina mostra la risposta ma non ha un pulsante per ritirarla — quello e il resto stanno nell’articolo sulle richieste.
Questo portale serve a una cosa sola: trovare un tavolo e prenotarlo.