Un portale di ristoranti può nascere in due modi. O si aspetta che i ristoratori si iscrivano — e allora si parte da zero e si cresce di un locale per volta — oppure si parte da quello che è già pubblico. Questo portale ha fatto la seconda.
Le fonti
Cartografia aperta e registri camerali: due elenchi che esistono per altre ragioni e che, messi insieme, dicono dove sono i ristoranti. Da lì arrivano nome, indirizzo, coordinate, a volte il telefono e il tipo di cucina.
Il vantaggio è ovvio: puoi cercare un locale della tua città anche se quel locale non ha mai sentito nominare Bitebooker.
Il difetto, che è lo stesso vantaggio
Nessuna fonte automatica dichiara una chiusura in tempo utile. L’anagrafica camerale copre le società e non le ditte individuali, e comunque una cessazione si registra mesi dopo; la cartografia si aggiorna quando qualcuno passa di lì e se ne accorge.
Il risultato è che il primo a sapere che un ristorante ha chiuso è chi ci va a cena e trova la saracinesca. Non c’è un modo tecnico per anticiparlo.
Cosa ne consegue, per noi
Se l’unica fonte affidabile è chi ci passa davanti, allora segnalare deve essere la cosa più facile del sito. Per questo, in fondo a ogni scheda:
- non serve registrarsi, né confermare un’email, né risolvere un captcha;
- il motivo si sceglie da un elenco, e la nota è facoltativa — chiedere di scrivere una motivazione per dire che un locale ha chiuso significa ricevere meno segnalazioni;
- quando più persone segnalano la stessa cosa, la scheda esce subito dal portale, senza aspettare che qualcuno svuoti una coda.
Una scheda si riaccende in un clic. Una cena andata a vuoto no.
E per te
Se trovi un errore, dirlo costa pochi secondi e non ti chiede niente in cambio. Se il locale è il tuo, vale lo stesso collegamento — e da lì si parte anche per correggerlo invece di toglierlo.
Questo portale serve a una cosa sola: trovare un tavolo e prenotarlo.