Apri la scheda, scegli il giorno, e l’ora che volevi non c’è. Oppure non c’è nessun’ora. Quasi mai è un guasto: gli orari prenotabili non li decidiamo noi, li dichiara il ristorante — e sono cinque le regole che possono toglierne uno.
Le cinque regole
- Quella fascia non prende prenotazioni dal sito. Un locale può tenere il pranzo al solo telefono e aprire al web la sola cena. Non è un orario pieno: è un canale chiuso, e lo è anche fra tre settimane.
- Il giorno è già passato. Ovvio dal modulo, meno ovvio da un link vecchio o da un indirizzo scritto a mano.
- Per oggi le prenotazioni sono chiuse. Molti smettono di accettare dal web a una certa ora del giorno stesso — mezzogiorno per la cena, per dirne una: da lì in avanti la sala si organizza sul numero che ha.
- Serve un preavviso. Mezz’ora, un’ora, due: il tempo di aggiungere un tavolo. Alle 19:40, con un’ora di preavviso, il primo orario che ti compare è le 20:45.
- La fascia ha un ultimo orario. La cena può andare dalle 19:30 alle 23:00 e accettare prenotazioni fino alle 21:30: dopo si entra ancora, ma non si prenota.
Le ultime tre valgono solo per oggi. Domani quella stessa fascia torna intera, dal primo all’ultimo orario.
Perché gli orari vanno di quarto d’ora
Dentro una fascia se ne propone uno ogni quindici minuti, a partire dall’inizio del servizio. E quando è il preavviso a spostare il primo, si sale al quarto d’ora successivo invece di scrivere l’ora esatta in cui scade: le 20:45, non le 20:41. Nessuno prenoterebbe a voce per le 20:41, e un modulo che lo propone sembra rotto anche quando ha ragione.
Quando non c’è proprio niente
Un servizio che sparisce dal modulo senza una riga si legge come un guasto, quindi la pagina dice quale delle cinque regole è stata: «non prende prenotazioni dal sito», «per oggi le prenotazioni sono già chiuse», «per oggi non c’è più tempo per prenotare in questa fascia». Sono frasi diverse perché sono situazioni diverse: la prima non cambia domani, la seconda sì.
E se lascio la pagina aperta?
Le regole di oggi scadono mentre guardi. Una pagina aperta venti minuti fa può ancora mostrarti le 20:15 quando ormai il preavviso se le è mangiate — e il ristorante se ne accorgerebbe dopo, con la prenotazione già presa.
Per questo, nel momento in cui premi, gli orari si rileggono e l’ora si ricontrolla. Se nel frattempo è scaduta te lo diciamo lì, e scegli di nuovo. È l’unico controllo di questo portale che rifacciamo due volte apposta.
Una cosa che non facciamo
Non inventiamo orari per riempire il modulo. Se un ristorante non ci manda le sue fasce, o ce le manda in una forma che non riusciamo a leggere, la pagina lo dichiara — dicendo che il problema è nostro — e ti manda al telefono del locale, che a quel punto è la risposta vera.
E su un locale che non usa Bitebooker gli orari veri non li abbiamo affatto: là non si prenota, si chiede un tavolo, e il modulo è un altro.
Questo portale serve a una cosa sola: trovare un tavolo e prenotarlo.